• Maria Grazia Tiberii

8 marzo, cosa festeggiamo?


Come tutti gli anni le piante di #mimosa vengono depredate per diventare mazzolini da sfoggiare per ricordare la "Festa della donna".  Come tutti gli anni i locali saranno pieni di donne che brindano, e magari guardano qualche orrido spogliarello maschile. Ma quanti sanno cosa si vuole ricordare con questa giornata che non è una festa, ma una giornata della riflessione.

Era il 1908 un gruppo di operaie di Cotton scioperava a causa delle orribili condizioni di lavoro. L' otto marzo le proteste andavano avanti da ormai alcuni giorni, il proprietario della fabbrica - Mr. Johnson - decise di bloccare le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire.

Quel giorno sarebbe entrato nella storia in maniera tragica; all'interno della fabbrica divampò un incendio che arse vive le operaie prigioniere. Perirono in 129.


Nel 1910 durante il congresso dell’Internazionale socialista a Copenaghen, la direttrice della rivista L’Uguaglianza (grande mediatrice della politica) accolse il progetto della delegazione americana per ricordare la tragica morte delle operaie nell’incendio e lanciare un’unica grande giornata internazionale incentrata sul voto alle donne.

Negli Stati Uniti la giornata della donna aveva già una sua storia ed alcune esperienze frammentarie erano state fatte in Europa. A quel punto si voleva ratificare l’esistenza della giornata e renderla internazionale. Sulla questione del voto alle donne i socialisti erano divisi; la proposta non passò e bisognò aspettare l’anno seguente, 1911, per la prima giornata della #donna.

Fin dall'inizio la giornata della donna, istituita in una manciata di Paesi, è stata irta di difficoltà. Nel 1917 a Pietrogrado operaie e contadine scesero in piazza contro lo Zar: fu l’inizio della rivoluzione, era il 23 febbraio per il calendario Giuliano, l’8 marzo per quello vigente in occidente! Nel 1921 a Mosca, nel corso della seconda conferenza delle donne comuniste fu adottata la data del “23 febbraio/8marzo" come quella in cui festeggiare la “giornata dell’operaia”. Quando le donne russe riuscirono ad accordarsi con le donna americane … 8 marzo fu! Era nata la Giornata internazionale della donna.

Nel settembre del 1944 nacque a Roma l’UDI (Unione Donne Italiane), l’associazione decise di celebrare l’8 marzo 1945; furono le prime giornate della donna nelle zone dell’Italia libera. Nel frattempo a Londra veniva approvata ed inviata al’ONU una “Carta della donna”, con richieste di parità di diritti e di lavoro. Poi la guerra finì, l’8 marzo del 1946 fu festa nell’Italia intera e, per la prima volta fu usato come simbolo il fiore di #mimosa, tante soffici palline che  nei primi giorni di marzo allietano giardini e terrazze. Ma la festa del gentil sesso non era destinata ad aver vita facile; negli anni ’50 distribuire mimose in quel giorno divenne un gesto “atto a turbare l’ordine pubblico”. Nel 1959 le parlamentari Pina Palumbo, Luisa Balboni e Giuliana Nenni presentarono una proposta di legge per rendere la giornata della donna festa nazionale: l’iniziativa cadde nel vuoto.

Bisognerà attendere gli anni ’70 ed il movimento femminista per sancire definitivamente la giornata della donna. Nelle movimentate piazze in quegli anni echeggiava lo slogan “Donna, donna non smettere di lottare, tutta la vita deve cambiare”.


Lo slogan di quest’anno recita: “Il corpo è mio e non ha prezzo”. Sembra un tragicomico riferimento all’attualità, un’attualità che induce a pensare che gli anni di lotte non abbiano portato ad alcun risultato. La mente torna ad un passato ormai dimenticato, quando le donne urlavano a squarciagola: “L’utero è mio e lo gestisco io”.

L’8 di marzo come al solito sarò al lavoro, accenderò il mio computer e darò un’occhiata alle ultime notizie. Le prime pagine saranno dedicate alla festa della donna, al Governo che cerca consensi con trovate da cabaret, oppure – ancora una volta – a grosse sciocchezze sulla crisi e l'Europa?

Riflette donne, riflettete ...


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