• Maria Grazia Tiberii

Oggi la Compagnia dei Viaggiatori vi porta a ... Il ponte del Diavolo

Aggiornato il: 15 mag 2018

Passeggiando per la Garfagnana

Se ti trovi a viaggiare attraverso la Garfagnana devi assolutamente fare una sosta a Borgo a Mozzano e attraversare il famigerato “Ponte del Diavolo”.

Costruito intorno all’anno Mille, dotato di una grande arcata a tutto sesto affiancata da altri tre archi minori che colpisce per il suo aspetto

slanciato, nel corso dei secoli ha ispirato artisti e dato vita a numerose leggende.

Non si hanno notizie certe sulla sua costruzione, presumibilmente serviva a collegare le due sponde del fiume Serchio e consentire di raggiungere le terme del Bagno a Corsena, oggi note come Bagni di Lucca.

Lo scrittore Nicolao Tegrimi riferisce che fu commissionato da Matilde di Canossa (1046 - 1125) per agevolare il cammino ai numerosi viandanti e Pellegrini che Da Borgo a Mozzano volevano ricongiungersi alla via Francigena.

Il ponte fu restaurato intorno al Milletrecento e le strutture in legno degli archi minori furono sostituite da muratura, determinando le differenze con il superbo arco maggiore.

Doveva essere uno spettacolo strabiliante, un capolavoro di ingegneria lungo oltre novanta metri con una struttura a schiena d’asino resa unica al mondo dalle arcate asimmetriche. Quella centrale svetta per oltre 18 metri ed è talmente convessa da sfidare la gravità. In un mondo intriso di magia, religione e superstizione nessuno poteva credere che fosse stato costruito da mani umane; il manufatto fu immediatamente noto come “Ponte del Diavolo”.

Tra le numerose leggende che aleggiavano sulla sua realizzazione la più diffusa attribuisce la costruzione del ponte da San Giuliano, protettore dei viaggiatori. Un giorno il Santo si rese conto che non sarebbe riuscito a terminare l’arco più alto, troppo ardito, e decise di chiedere l’aiuto di Satana che accettò in cambio di un’anima ... la prima che avesse attraversato il ponte.

Ma Giuliano era più furbo del Diavolo! Non appena il ponte fu terminato vi attirò in cane, lanciandogli una focaccia. Satana, pronto a rapire lo sfortunato viandante, lo afferrò prima di rendersi conto della beffa. Quando capì di essere stato truffato, in preda all’ira, scaraventò a terra l'animale con una tale forza da rompere la pavimentazione.

Una differente versione narra di un Capomastro a cui era stato affidato il compito di costruire un ponte che collegasse i due Borghi divisi dal fiume. L’abile artigiano ben presto si rese conto che non sarebbe stato in grado di rispettare il termine promesso ai suoi compaesani, nemmeno lavorando notte e giorno, e cadde nel più profondo sconforto.

Una sera, mentre se ne stava seduto sulla sponda pensando alla vergogna e al disonore che avrebbe dovuto affrontare per non aver finito il lavoro in tempo, gli apparve il Diavolo nelle vesti di un rispettabile uomo d’affari che affermava di essere in grado di terminare il ponte in una sola notte. Sebbene incredulo il Capomastro decise di accettare, anche se c’era un prezzo alto da pagare: l’anima delle prima persona che avrebbe attraversato il ponte. Ma era la sua unica speranza.

Dopo una notte insonne l’alba mostrò al Capomastro il ponte in tutto il suo splendore. Tutti i paesani si erano radunati per i festeggiamenti, ma egli raccomandò loro di non oltrepassarlo prima che l’ultimo raggio fosse sparito dietro i monti e, in groppa al cavallo corse a Lucca per chiedere consiglio al Vescovo. Si sa che i prelati ne sanno una più del diavolo! Il vescovo suggerì di far transitare per primo un maiale ... il Diavolo, inferocito, si gettò nelle acque del Serchio e non fu più visto.

Il Ponte del Diavolo a Borgo a Mozzano, Garfagnana

Dal Millecinquecento fu noto come “Ponte della Maddalena”, denominazione ispirata da un oratorio collocato ai suoi piedi sulla sponda sinistra. Oggi il simulacro della Maddalena, pregevole opera attribuita alla scuola Robbiana, è custodita nella chiesa di San Iacopo.

L’aspetto slanciato del ponte desta ancoraammirazione, nonostante una diga, costruita nel secondo dopoguerra poche centinaia di metri a valle, che ha innalzato il livello dell’acqua facendogli perdere parte del suo spettacolare slancio verso il cielo.

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