• Maria Grazia Tiberii

Alla scoperta di Interamnia ... A lo parlare agi mesura

Aggiornato il: nov 16


#Overthemyworld🌍 Girovagando per le strade del centro cittadino mi soffermo davanti a un bassorilievo. Vi sono raffigurati due profili che si fronteggiano, con le lingue sporgenti trafitte da un compasso. La scultura è sormontata da una scritta sbiadita dal tempo:

“A lo parlare agi mesura”.

Conosciuto come “Lapide delle Male Lingue” il bassorilievo risale ai tempi in cui le due opposte fazioni dei De Valle (capeggiati da Antonello Della Valle per cui chiamati Antonelliani) e dei Melatino si contendevano la signoria di Teramo.





Lo storico Muzj racconta che nel 1388 gli Antonelliani si erano impadroniti di Teramo, facendo strage dei Melatino che avevano opposto resistenza.

Per anni la città fu insanguinata da lotte cruente fin quando, nel 1407, una congiura ordita dai Melatino portò all’assassinio del Signore di Teramo, Andrea Matteo Acquaviva.

I figli di Errico Melatino, ritenuti colpevoli, vennero esiliati insieme ai figli del capo della fazione: Giovanni Cola.

Teramo ebbe tre anni di pace, fino al rientro all’esilio dei Melatino che furono nuovamente massacrati e scacciati dai De Valle.

Per riuscire a riconquistare il controllo della città il capo della fazione dei Melatino pensò di rivolgersi a uno dei suoi più acerrimi nemici, il potente Gioia Acquaviva Duca di Atri, offrendogli la signoria su Teramo. Quando chiese udienza il Duca era a colloquio con gli Antonelliani e declinò la richiesta. Il Cola, temendo un accordo ostile, indirizzò al potente signore parole minacciose mormorate in lingua teramana: «Orsù basta ci sta messo, ti scacciarà» (Chi ti ci ha messo, ti scaccerà). Le minacce proferite furono udite dai servi e riferite al Duca.

Giosia Acquaviva, stanco di dover tenere sotto controllo le violenze delle opposte fazioni teramane, decise di mostrare inequivocabilmente la sua forza. Invitò separatamente gli esponenti dei Melatino e dei Valle nella sua residenza in San Flaviano (Giulianova) e li ospitò in due ali diverse del palazzo.

Nel corso della notte ordinò alle guardie di prelevare Angelo, capo dei Melatino, e i suoi dodici compagni per impiccarli lungo la strada che conduceva a Teramo.

La mattina successiva chiamò a colloquio gli Antonelliani, assicurandosi che percorressero la strada dove erano stati impiccati i Melatino in modo che avessero ben chiara la ragione dell’invito.

La delegazione capì subito che rivali avevano perso la vita per aver parlato troppo liberamente, a ricordo fecero scolpire due teste umane con le lingue fuori dalla bocca trafitte da un compasso. Il bassorilievo, sormontato dal motto : “Al Parlare et al misurare” fu murato sul fronte della casa di un esponente dei De Valle lungo il Corso Porta Romana.

Gli uomini dei Melatino deposero le armi e da quel momento furono chiamati “Spennati”.

Ai De Valle fu attribuito il nome “Mazzaclocchi” con riferimento a una mazza ferrata che avevano l’abitudine di usare.

... E la storia continua ...


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