• Maria Grazia Tiberii

Alla scoperta di Interamnia ... Anfiteatro Romano

Aggiornato il: 12 lug 2019


A pochi passi dal luogo da cui “Sor Paolo” osserva i mutamenti che il tempo imprime alla sua città sorgeva l’anfiteatro.








Forse il Console ricorda con nostalgia gli spettacoli allestiti in occasione di ricorrenze religiose, militari e a volte  offerti dai governanti ... panem et circenses! Le gradinate si affollavano quando i gladiatori si cimentavano in sfide interminabili, spettacoli cruenti molto graditi al popolo romano!


Dell’edificio, probabilmente eretto nel I secolo dopo Cristo, rimane solo una porzione delle mura perimetrali in laterizio. Una costruzione di forma ellittica che si sviluppava, a una profondità di 6 metri rispetto all’attuale livello di calpestio, su un perimetro di 280 metri con l’asse maggiore lungo 74 metri e il minore 56 metri.


Gran parte dell’anfiteatro fu distrutto per consentire la costruzione del Duomo (1158-1176) e dell’ex seminario (1700).

Dei vai ingressi alla struttura ne possiamo osservare due; uno sull’asse minore e l’altro, costituito da tre archi, sul maggiore. Nessuna traccia dei vari accessi che conducevano alle gradinate.









Le prime notizie sull’anfiteatro si trovano nel verbale, datato 8 giugno 1583, della visita pastorale di mons. Giulio Ricci vescovo e principe di Teramo. Egli intuì il valore del monumento e ordinò di rimuovere la terra dal fianco del muro inumidito che emergeva negli orti nei pressi della Cattedrale.

Si parla della curva ellittica del muro esterno, riaffiorato per la quarta parte oltre che dell’ingresso principale e un tratto di muro radiale che dal fianco sinistro del Duomo si prolunga per circa dieci metri. Si menziona anche un tratto di muro radiale di sostegno alle gradinate.

Furono annotati l’altezza di dodici metri della cortina muraria, tre archi in laterizio riferibili all’ingresso meridionale, i resti della praecintio esterna e frammenti romani grezzi.


E' citato il ritrovamento di una mano femminile destra di pregiato marmo greco che stringe un oggetto indefinibile.


Fino al 1926 i resti dell’anfiteatro furono confusi con quelli del teatro, adiacente in quanto su entrambi erano state edificate costruzioni.


Nel 1937 furono eseguiti degli scavi che resero i resti più visibili nel loro impianto Nord-Sud con l’abbattimento del gli edifici addossati lungo la muratura perimetrale.


Ai tempi di “Sor Paolo” l’anfiteatro sorgeva a ridosso delle mura cittadine, costruito sfruttando un rilievo del terreno con orientamento Nord-Sud. Realizzato in opera laterizia con blocchi lapidei in corrispondenza delle aperture all’esterno aveva una serie di anelli gradualmente digradanti verso l’alto, nel settore superiore una decorazione a lesene. Vi erano numerosi accessi e passaggi secondari,che portavano immediatamente alle gradinate rette da muri radiali posti a distanza di due metri e collegati da volte.




La fine dell’Impero Romano ha relegato l’anfiteatro a ruoli subalterni, si pensa possa essere stato usato anche come fortezza per via dei cunicoli sotterranei che collegavano tra loro le chiese, un passaggio è stato reso visibile sotto il pavimento del Duomo.

Nel Medioevo il monumento fu usato come cava di materiale per la costruzione degli edifici limitrofi, oggi al suo posto troviamo il Duomo del XII secolo, nella parte Nord e l’ex seminario costruito nel XVII secolo causando l’irreparabile perdita delle strutture interne.


"Sor Paolo" osserva in silenzio i passanti frettolosi, le automobili, gli eterni cantieri e sogna di tornare ancora una volta ad assistere alle lotte dei Gladiatori.






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