• Maria Grazia Tiberii

Alla scoperta di Interamnia ... Che fine hanno fatto le terme romane?



#Overthemyworld🌍 Un passo dopo l’altro le mie suole calpestano una storia che, dai meandri dei millenni, sembra volerci chiedere di non essere celata tra le ombre della memoria.
Oggi percorro Corso Cerulli, antica via che fu il cardo del nuovo centro nato dall’espansione ad Ovest della colonia romana di Interamnia, ai lati della preesistente strada extraurbana. Il cardo più antico, oggi occupato dal Corso De Michetti, ha un orientamento differente.

Cammino nella via solitaria con lo sguardo volto ai palazzi che, in varie epoche, hanno sostituito gli edifici della Roma imperiale.

Sono nel luogo in cui sorgevano le terme di Interamnia, luogo ricordato solo da due epigrafi con la medesima iscrizione:

"Quintus Poppaeus e Gaius Poppaeus, figli di Quintus protettore

del municipio e della colonia

a favore dei municipali dei coloni e degli stranieri

per gli ospiti e per i visitatori

pagò di sua tasca delle terme permanenti"


Era per il cosiddetto "evergetismo romano", un costume per cui un uomo abbiente che mirava a fare carriera politica, acquisiva meriti presso la popolazione, pagando di tasca sua delle opere pubbliche a favore degli elettori. Un costume non pervenuto ai giorni nostri!!!


Scavi archeologici collocano le terme romane proprio sotto i miei piedi, con un estensione che le portava a raggiungere il teatro romano.

Si parla della scoperta del “Calidarium” già nel 565 nei “Dialoghi della storia di Teramo” dello storico Muzio de Muzii (da non confondere con l’omonimo degli inizi del Novecento dello scorso secolo).


Viene descritto il suo sistema di sospensioni, il doppio pavimento con il superiore retto da pilastri in mattoni. Tra le due pavimentazioni circolava l’aria riscaldata dal fuoco delle fornaci.

Vennero scoperte due vasche riscaldate, impianti di raccolta e smaltimento, un portico, una piscina e una vasca circolare.

Delle molte lapidi alcune sono conservate nel museo archeologico, altre murate sulla facciata del palazzo civico.

Se chiudo gli occhi posso sentire il vociare dei cittadini che nel primo pomeriggio, terminato il lavoro, si recavano ai bagni.


La realtà mi mostra un palazzo costruito su quattro livelli affiancato da un copro di due piani. È Casa Muzii, un edificio in stile liberty che Muzio Muzii commissionò all’architetto Vincenzo Pilotti; progetto realizzato nel 1908.

Il cognome dello storico teramano è impresso nella facciata, in alto a sinistra, assieme all’arma di famiglia.

Il Piano “Nobile” è il secondo piano mostrano decori a volute e festoni di gusto liberty-neorinascimentale.

Le finestre rettangolari sono riccamente decorate da stucchi ispirati a repertori floreali di tendenza liberty che compaiono anche sul parapetto del terrazzo.

Tra le finestre del quarto livello degli affreschi con le scene di Flora e Pomona (dea romana dei frutti). Sembra che il soggetto sia stato scelto alludendo all’amante del proprietario, Muzio Muzii, chiamata Flora.


Attualmente il palazzo è denominato Castelli, dal nome dall’attuale proprietaria Signora Magdalena Castelli, che nel 1986 avviò i lavori di restauro.




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