• Maria Grazia Tiberii

Alla scoperta di Interamnia ... Ponte sul Vezzola

Aggiornato il: ott 16


A volte passeggiando in un caldo pomeriggio primaverile si possono scoprire vecchie costruzioni celate dalla vegetazione che fanno rimpiangere i paesaggi che un tempo contornavano la vita delle nostre città.

Mi è successo un giorno di giugno. Un giorno di ferie nel quale non avevo voglia di fare quasi nulla ma certo non volevo restare chiusa a casa e perdere la possibilità di farmi cullare dai caldi raggi del sole. Abito a circa 3 chilometri dal centro di Teramo, sulla nazionale che congiunge la mia città con Ascoli Piceno; un luogo in cui costruttori senza scrupoli non hanno pensato di lasciare spazio ai pedoni e hanno costruito sul limitare della carreggiata.


Non avevo alcuna voglia di prendere l’auto e quindi ho deciso di affrontare il tratto di strada fino al Ponte Vezzola –tristemente chiuso per lavori da tempi biblici – per scendere fino al fiume dove l’Amministrazione comunale ha pensato di ricavare un anello pedonale. Come ogni cosa dalle mie parti il progetto stenta a trovare una fine e il lungofiume è incompleto e interrotto in vari tratti. Sotto il Ponte Vezzola poi è praticamente solo sulla carta!

Riesco tramite un piccolo sentiero tracciato da qualche pastore, che in primavera ha portato le sue pecore al pascolo, a superare la scarpata e mi trovo sulle sponde di quello che nella stagione secca diviene semplicemente un rigagnolo. La vegetazione invade ogni angolo e numerosi insetti ronzano all’inseguimento di chissà quale preda mentre su un filo d’erba due farfalle innamorate si scambiano effusioni.



Ma non è certo il paradiso, pochi metri oltre rifiuti lasciati nella natura che sempre più spesso viene aggredita da uomini che si credono progrediti.

Del lungofiume nemmeno l’ombra; solo le sponde aride dove a tratti occhieggia qualche pozza dove nugoli di zanzare cercano refrigerio. Poi enormi blocchi di cemento posti per qualche motivo a me non noto a ostacolare il corso del fiume che, quando gonfio di pioggia si riversa in tutta la sua potenza, in questo punto presenta un salto. Ora il flebile rigagnolo si perde nel nulla.

Superati alcuni blocchi di cemento e una grande pozza di acqua stagnante mi fermo un attimo a guardare, sopra di me deve esserci il palazzetto dello sport, ma non riesco a scorgerlo. Mi volto indietro e mi sembra di vedere, tra la vegetazione, un muro di mattoni. “Sicuramente ho preso un abbaglio” penso. Ma il mio sguardo si ostina a indagare e presto mi trovo a tornare sui miei passi e avvicinarmi al miro sberciato.

Ai miei occhi si apre tutto un mondo. Mi trovo di fronte ai resti di un antico ponte a mattoni. Con un senso di reverenza accarezzo quei mattoni che mostrano i segni del tempo e dell’incuria e cerco di immaginare lo splendore di quel ponte quando si mostrava al mondo con le sue arcate intatte.

Tornata a casa ho cercato di indagare, ma pare che del vecchio manufatto importi veramente a pochi. Sono riuscita a sapere solo che un tempo il ponte, di epoca medievale, costituiva un passaggio cruciale per chi voleva raggiungere Ascoli Piceno. Il Palma ipotizzava fosse parte di una Strada Reale che collegava Teramo a Bellante attraverso la collina di Scapriano.

Era chiamato il “Ponte degli Stucchi“.



Chissà? Forse un giorno il progetto del lungofiume avrà una fine, forse finiranno i lavori e il ponte sul Vezzola unirà ancora Teramo e Ascoli … Quello di cui sono sicura è che nessuno avrà cura di ripulire antichi ruderi dalla vegetazione e dall’immondizia e del vecchio e glorioso ponte alla fine si perderà ogni memoria. Peccato.



Gnor Paolo

Domus

Teatro Romano

Anfiteatro Romano

Fullonica


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