• Maria Grazia Tiberii

Dall’antica magia delle felci una cura per l’alzheimer


Una pianta dalle origini antichissime che gli studi hanno datato a circa 350 milioni di anni fa: la felce. Nel corso dei millenni è stata circondata da innumerevoli leggende, forse nate per scongiurare la paura ancestrale di segreti noti solo agli sciamani che usavano l’essenza, potenzialmente tossica, per alleviare sofferenze o punire le insubordinazioni.


I Greci vi materializzarono i potenti e misteriosi uomini sacri nel dio Pan, protettore delle campagna, dei pascoli e delle selve. Un dio dalle origini incerte abbandonato a causa del suo aspetto; un corpo ricoperto da una folta peluria, due zanne, una folta barbetta, le corna sulla fronte e zoccoli caprini al posto dei piedi.

In antichi trattati magici sono riportati svariati usi della felce, dalla capacità di donare poteri occulti al potere di rendere fertili le donne o generare sonni premonitori. 

Anno Domini 2017. Un team di scienziati ha scoperto cha nella Drynaria, una varietà di felce, sono contenute sostanze che possono ridurre i sintomi dell’Alzheimer. Tre dei componenti della pianta, la naringenina e due suoi metaboliti, si legano ai neuroni e li inducono a crescere innescando un meccanismo che riduce i sintomi della malattia.


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