• Maria Grazia Tiberii

Era il 16 maggio 1898 ... Donna, pittrice, mito.

Aggiornato il: 5 ago 2019


Affascinante protagonista dei primi decenni del secolo scorso, Tamara De Lempicka, innovò la pittura con una serie di quadri dall'impronta inconfondibile. Trasgressiva nella vita come nell'arte fu donna emancipata e visse ignorando le regole della "Buona società" nella quale era nata.

Era venuta al mondo a Varsavia il 16 maggio del 1898. Dopo la prematura scomparsa del padre, agiato ebreo russo, crebbe con la madre e due fratelli. La sua infanzia fu un periodo felice, coccolata e vezzeggiata dalla nonna paterna Clementine. Fu per accompagnare la nonna che nel 1907 intraprese il suo primo viaggio, dopo aver visitato alcune città d’arte in Italia si recò in Francia dove apprese i primi rudimenti di pittura.

Alla morte della nonna, Tamara si trasferì a San Pietroburgo dove incontrò l’avvocato, Conte Taddeusz Lempicki che sposò nel 1916.

Allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre, nel 1917, l’unica via percorribile per i rappresentanti dell’alta società russa divenne la fuga. Il conte fu rinchiuso in carcere dalla polizia segreta di Lenin con l’accusa di spionaggio e riuscì a ottenere la libertà solo grazie all’intervento di un diplomatico scandinavo che, probabilmente, era l’amante dell’affascinante moglie ... Uno dei numerosi flirt che le furono attribuiti. Tamara del marito sembrava apprezzare esclusivamente il cognome ...  a tal punto che lo avrebbe usato per tutta la vita!

Scampati ai bolscevichi i coniugi si trasferirono a Parigi dove, nel 1920, venne alla luce la figlia Kizette. Nell’Europa di inizio secolo scorso un conte russo di antico lignaggio non poteva certo adattarsi all’umiltà di un lavoro e tantomeno confondersi con la gente comune. Tamara non sapeva proprio che farsene dell’etichetta; iniziò a frequentare l’Académie dal la Grande Chaumiere e l’Académie Ranson con maestri come Maurice Denis e André Lhote. Gli studi acuirono il suo innato talento facendone una pittrice eccezionale che, pur mantenendo uno stile personalissimo, si lasciò influenzare dall’Art Déco.

La sua smania di libertà si acuiva di pari passo con i suoi progressi in campo artistico.

Espose per la prima volta al Salone d’Automne con il nome di Tamara Lempicka e in breve divenne famosa ritrattista, ma il successo non le fece apparire la sua vita meno ordinaria. Fuggì in Italia assieme a una sua vicina di casa alla quale era unita da profonda passione amorosa; finalmente tutti i suoi sogni si avverarono.

Riuscì a delineare con maggiore incisività il suo stile pittorico abbracciando il tardo-cubista senza però tralasciare l’influenza italiana e il suo inconfondibile tocco glamour. Un tocco che avvicinava le sue opere alla mondanità donando loro uno stile modernissimo.

Divenne famosa e ricercata aggiungendo ogni giorno nuove personalità alla lista di conoscenze più o meno intime. Fu corteggiata a lungo da Gabriele D’Annunzio, che la ospitò nella favolosa residenza del Vittoriale, ma rifiutò sempre i tentativi di seduzione del poeta. Nel volgere di poco tempo divenne il simbolo del mondo femminile, lo stesso mondo del quale facevano parte la scrittrice americana Nathalie Bamey, Colette, Isadora Duncan, Anais Nin. Tutte donne bramose di affermare la propria emancipazione con una vita personale libera e scandalosa.

Una vita svelata chiaramente nei suoi dipinti che annoverano tele trasgressive come il ritratto della duchessa del la Salle acconciata come un maschietto e con ai piedi stivali di cuoio o il suo autoritratto alla guida di una fiammante Bugatti. La trasgressione, parte della sua vita pubblica e privata, le meritò la fama di donna priva di freni e inibizioni. Fama che le provocava un immenso piacere! Nel 1924 decise di incendiare il Louvre, definito “Covo della reazione estetica”, assieme a Tommaso Marinetti; non riuscirono nell’intento e finirono al commissariato.

Nel 1928 avvenne la definitiva rottura con il marito che, dopo il divorzio, decise di tornare in Polonia affidandole la figlia. La sua vita dirompente e scandalosa, vissuta in viaggi attraverso l’Europa, subì una battuta di arresto con l’invasione nazista della Francia. La donna si trasferì a New York assieme al secondo marito, il barone Raoul Kuffner de Diòszegh, con il quale si era sposata nel 1933.

Per molti anni fu completamente dimenticata.

Dopo la morte del barone, nel 1961, Tamara si recò a Huston dove sviluppò una nuova tecnica pittorica utilizzando la spatola al posto del pennello; le sue opere che si avvicinavano moltissimo all’astrattismo furono accolte freddamente dalla critica e la donna giurò che non avrebbe esposto ami più i suoi lavori.

Nel 1978 si trasferì a Cuernavaca, in Messico, dove morì nel 1980. In onore alla sua volontà il suo grande amico, conte Giovanni Augusta, sparse le sue ceneri sul vulcano Popocatepetl.

Il mondo ha riscoperto la strabiliante donna con la nascita del movimento femminista e da allora il suo nome è sinonimo di successo.

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