• Maria Grazia Tiberii

Era il 4 novembre 1996 ... Alluvione di Firenze


La città si preparava a festeggiare l'anniversario della vittoria della I guerra mondiale, doveva essere un gran giorno ma --- Piogge torrenziali, accompagnate da un vento a 140 Km orari, non permisero agli addobbi di resistere all’acqua dell'Arno che arrivò a lambire la sommità delle campate del Ponte Vecchio.


Alle 5 del mattino, mentre i fiorentini riposavano tranquilli, la piena si riversò per le vie del centro e improvvisamente tutti si destarono ricordando antiche tragedie, come la piena del 1933 che il Ponte Vecchio lo aveva distrutto. Ma fu ancora peggio, gli effetti superarono gli incubi peggiori.

L'acqua si riversò sulla città come uno tsunami; l'onda raggiunse l'altezza di 2,13 metri e non risparmiò nulla e nessuno. Prima delle 7,30 gas e acqua smisero di essere erogate e presto anche i telefoni si spensero. La città era completamente isolata.


Internet era un sogno lontano da realizzare, come i telefonini, ma la notizia fece velocemente il giro del mondo, che pianse al vedere la marea di fango che aveva imbrattato antichi monumenti e opere d'arte. Centinaia di persone, soprattutto giovani, affluirono a Firenze per aiutare. Purtroppo molti tesori andarono irrimediabilmente perduti in quello che continua a essere il più grave disastro artistico dei tempi moderni.

La piena aveva invaso i seminterrati delle botteghe artigiane, le biblioteche e i musei ricolmi di opere d'arte di valore inestimabile. Così come aveva vanificato il lavoro dei molti fiorentini che si ritrovarono all'improvviso privi dei mezzi per svolgere la loro professione.


Cosa abbiamo imparato?


Per lunghi secoli le colline e le montagne dell'Italia centrosettentrionale sono state progressivamente private del loro manto boschivo per lasciare spazio aun'urbanizzazione incontrollata, creando un dissesto ambientale e geologico di enorme importanza.

Il 4 novembre del 1966 la situazione fu ulteriormente aggravata da piogge autunnali particolarmente abbondanti che in sole 48 ore riversarono 475 mm di acqua, l'equivalente delle precipitazioni di 4 mesi. Le autorità non ritennero opportuno allertare la zona così i fiorentini osservarono senza la minima preoccupazione l'Arno ingrossato, una trascuratezza che rese ancor più drammatiche le conseguenze del disastro.

Nel 1966 le nostre città sembravano campagne rispetto a quel che sono divenute. Il cemento continua ad avanzare fagocitando gli alvei dei fiumi e la vegetazione lasciando la Terra inerme a combattere contro le forze della Natura che ogni anno reclamano le loro "vittime sacrificali".

Nonostante ripetute catastrofi e milioni di promesse devo riconoscere che non abbiamo imparato nulla.


Era il 4 novembre del 1966. Ora la città può ritenersi al sicuro?

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