• Maria Grazia Tiberii

Era il 9 agosto 1918 … Si vola su Vienna!



#Overthemyworld🌍 Quella mattina i cittadini di Vienna si destarono al rombo di sei biplani monoposto e un biposto SVA; a bordo otto aviatori italiani. Nessuno lo sapeva ma il più esteso e tragico conflitto della storia, che aveva schierato su due fronti opposti l’Italia e l’Impero Asburgico, volgeva al termine.

Quella mattina i viennesi scesero per strada e, con malcelata sorpresa, non videro cadere bombe ma migliaia di volantini.

I rettangoli di carta recavano due diversi messaggi, uno che invitava gli austriaci a smettere di combattere per l’Impero e l’altro che celebrava il Tricolore.

Uno dei messaggi era stato scritto dal passeggero dell’unico biposto: Gabriele D’Annunzio.

«In questo mattino d’agosto, mentre si compie il quarto anno della vostra convulsione disperata e luminosamente incomincia l’anno della nostra piena potenza, l’ala tricolore vi apparisce all’improvviso come indizio del destino che si volge. Il destino si volge. Si volge verso di noi con una certezza di ferro. È passata per sempre l’ora di quella Germania che vi trascina, vi umilia e vi infetta. La vostra ora è passata. Come la nostra fede fu la più forte, ecco che la nostra volontà predomina e predominerà sino alla fine. I combattenti vittoriosi del Piave, i combattenti vittoriosi della Marna lo sentono, lo sanno, con una ebbrezza che moltiplica l’impeto. Ma, se l’impeto non bastasse, basterebbe il numero; e questo è detto per coloro che usano combattere dieci contro uno. L’Atlantico è una via che già si chiude; ed è una via eroica, come dimostrano i nuovissimi inseguitori che hanno colorato l’Ourcq di sangue tedesco. Sul vento di vittoria che si leva dai fiumi della libertà, non siamo venuti se non per la gioia dell’arditezza, non siamo venuti se non per la prova di quel che potremmo osare e fare quando vorremo, nell’ora che sceglieremo. Il rombo della giovane ala italiana non somiglia a quello del bronzo funebre, nel cielo mattutino. Tuttavia la lieta audacia sospende fra Santo Stefano e il Graben una sentenza non revocabile, o Viennesi. Viva l’Italia!»


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