• Maria Grazia Tiberii

L'Asparago

Aggiornato il: 29 gen 2019


Conosciuto dall'alba dei tempi l'asparago fu usato per le sue proprietà curative fin quando, dimostrando ancora una volta di conoscere l'arte del "bel vivere", i romani ne scoprirono le virtù culinarie.

Le prime tracce si trovano nelle zone temperate della Mesopotamia e successivamente in Egitto, dove nasceva spontaneo e faceva parte dei doni che accompagnavano Nefertiti nel regno delle ombre.

In seguito fu noto ai greci, che gli attribuirono proprietà afrodisiache e fgli assegnarono il nome, dal termine “aspharagos” – equivalente del persiano “asparag”- che significa “germoglio”... Della pianta si mangiano appunto i germogli, che spuntano dalle radici.


All’inizio fu usato quasi esclusivamente per le sue proprietà medicamentose e terapeutiche; se ne ricavavano decotti e poltiglie per curare infiammazioni intestinali, occhi e reni.


Il merito di averne scoperto le proprietà gastronomiche va ai romani, che lo dedicarono alla dea Venere e lo chiamarono “#asparagus”. Si narra che gli imperatori ne fossero tanto golosi da costruire navi apposite per andarli a raccogliere; ovviamente le imbarcazioni erano denominate “asparagus”. Ricette a base di asparagi sono registrate nei loro libri di cucina più famosi, dai quali si scopre che i romani erano consapevoli che gli asparagi vanno “cotti ma non troppo”.

L’illustre letterato #Giovenale ci ha lasciato la descrizione di un suo pasto, il cui menù comprendeva: “un capretto bello grasso, qualche aspa- rago di montagna, uova belle grosse, non senza galline che le han fatte e per finire uva, pere e mele”. Un menù considerato alquanto frugale all’epoca!

E’ forse il gusto provato nell’assaporare l’asparago indusse i romani ad iniziarne anche la coltivazione; già nel III secolo a.C. Catone il Censore forniva nel “De Agricultura” una dettagliata serie di istruzioni per la sua cura.

In alcuni versi #Marziale elogiò gli asparagi di polpa tenerissima che crescevano sul litorale di Ravenna, essi venivano esportati nell’Urbe per deliziare i palati dei ceti più benestanti. Ma anche i ceti meno abbienti potevano goderne, come scrisse #Plinio il Vecchio in Naturalis Historia: “la natura volle che gli asparagi fossero selvatici perché ciascuno potesse raccoglierne.



Dal XV sec. iniziò la coltivazione in Francia e nel secolo successivi in Inghilterra. Successivamente l'asparago fu introdotto anche in Nord America dove i nativi americani lo usavano essiccato per usi officinali.



Sulle nostre tavole gli asparagi tornano ad ogni primavera. A proposito, sapevate che appartengono alla stessa famiglia di gigli e mughetti? Famiglia della quale fanno parte anche aglio e cipolla, bulbi con i quali l’asparago condivide alcune proprietà positive, soprattutto l’effetto diuretico che li rende ottimi coadiuvanti nella cura di calcoli renali, reumatismi e idropisia.

E’ dimostrato un ruolo attivo nella diminuzione dei casi di eczema ed il consumo da parte delle donne in gravidanza riduce sensibilmente la possibilità che il feto sviluppi malformazioni, soprattutto la spina bifida. Cosa da non trascurare è l’effetto positivo sui dolori mestruali.

Non bisogna però dimenticare che lo stimolo diuretico può risultare irritante per i reni; per questo motivo il consumo di asparagi è sconsigliato a chi soffre di insufficienza renale, nefrite problemi alle vie urinarie o gotta.


Curiosità: con gli asparagi si può cercare di espellere un oggetto appuntito ingoiato inavvertitamente, ad esempio una spina. Occorre ingerirne una cospicua quantità: le fibre, non digeribili, avvolgeranno il corpo estraneo consentendone, nella maggior parte dei casi, l’espulsione.


Il componente principale dell’asparago è l’asparagina, sostanza che serve alla fab- bricazione di numerose sostanze protei- che e, di conseguenza, alla trasformazione dello zucchero, è inoltre ricco di rutina, che aiuta a rinforzare le pareti dei capillari. Sono presenti in abbondanza: acido folico, manganese e vitamina A (che hanno un benefico ef- fetto sui legamenti, sui reni e sulla pelle), fosforo e vitamina B (che permettono di contrastare l’astenia), calcio, magnesio e potassio.

Un etto di asparagi contiene quasi un quarto del fabbisogno giornaliero di vitamina C ed apporta una buona dose di betacarotene e vitamina E, e’ inoltre ricco di proteine e ferro. L’unica cosa della quale sembra essere estremamente povero sono le calorie!


Informazione utile: Non bisogna preoccupar-si se dopo aver mangiato asparagi si nota nell’urina un tipico e forte odore da alcuni ritenuto sgradevo- le. Alcune sostanze contenute nel germoglio sono metabolizzate ed espulse appunto tramite l’urina, ed alcuni prodotti di degradazione contengono zolfo.


N.b.

Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono da prescrizione né da consiglio medico.


UNA GUSTOSA RICETTA


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