• Maria Grazia Tiberii

Le strade del Parco ... Via Claudia Nuova


#Overthemyworld🌏 Semplicemente incantevole.

Natura selvaggia e storia accompagnano i viaggiatori in un mondo parallelo, un mondo dove perdersi per ritrovarsi poi rigenerati.

Oggi abbiamo deciso di percorrere in moto la SS17, dell’Appennino Abruzzese e Apulo Sannitica, che collega L’Aquila con Foggia, nel tratto che da Popoli porta al capoluogo d'Abruzzo. Costruita come via Claudia Nuova, tra il 47 e il 49 d.C. dall'imperatore Claudio permetteva alle città Sabine e Vestine un rapido collegamento con l'Adriatico tramite la via Valeria alla quale si congiungeva alla confluenza di fiumi Aterno e Tirino.


La strada iniziava nei pressi di Civitatomassa, al Km 23,2 dell'odierna Statale, e terminava dove il Tirino confluisce con L'Aterno, diramandosi per 47 miglia romane (69 Km circa).

Decidiamo di iniziare il tour dal borgo di Popoli, situato al termine della Claudia Nuova è sede di uno degli stabilimenti termali migliori in Italia.  Il centro storico sorge attorno ai fiumi Aterno, Pescara, Giardino e San Callisto e si sviluppa in uno schema ortogonale, con quattro strade parallele intersecate da vicoli e scalinate  dove affacciano edifici di notevole interesse artistico.  


Ci introduce al centro la Taverna Ducale, edificata tra il 1333 e il 1337 dal IV Signore della città, Giovanni Cantelmo, era la dogana di accesso. Sulla facciata la “Tavola del pedaggio” ancora mostra l’elenco delle tasse di passo. Percorriamo la via fino a Piazza della Libertà dove si erge la chiesa di San Francesco, eretta nel XV secolo in stile romanico mostra una splendida facciata in pietra. Al culmine di una scalinata troneggia la chiesa della Trinità. Costruita nel 1500 in, concomitanza con la costituzione dell’omonima confraternita, fu ricostruita tra il 1713 e il 1734 in stile Barocco. Purtroppo non resta nulla a testimoniare l'importanza del Borgo in epoca romana, quando grazie alla Tiburtina Valeria e la Claudia Nuova divenne passaggio obbligato per raggiungere l'Adriatico. La posizione strategica diede a Popoli il potere di controllo sull'accesso alle valli di fiumi Pescara, Aterno e Sagittario, un potere che le valse l'epiteto di "Chiave dei tre Abruzzi".


Dopo una breve passeggiata siamo di nuovo in sella, in circa mezz’ora raggiungiamo Barisciano. Situato alla base del monte Faieta e coronato dai resti di una cinta fortificata, si sviluppò tra il VI e l’VIII secolo dopo il progressivo abbandono delle città romane di Furfo e Peltuino. Per noi oggi è punto di partenza per una visita allo splendido borgo di Santo Stefano di Sessanio, dove arriviamo in pochi minuti percorrendo la Strada Provinciale per Castel Del Monte. Ci troviamo nella parte meridionale del Massiccio del Gran Sasso - sotto la piana di Campo Imperatore - a poco più di 1.200 metri di altitudine. Lo sguardo spazia da un lato sulla valle del Tirino e dall’altro sulla Conca aquilana. Vi consiglio di assaggiare la pregiata lenticchia, coltivata in una piccola piana poco sotto l’abitato.


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Del piccolo borgo fortificato, che ha conservato le architetture di epoca medievale, attualmente sofferenti a causa del violento sisma del 6 aprile 2009, si ha prima notizia certa nel 1239. Probabilmente una piccola contrada era presente già nel IX secolo, in seguito gli ordini monastici incrementarono l'estensione delle terre coltivabili favorendo il popolamento, anche grazie alla posizione che permetteva l’avvistamento dei nemici e rendeva più semplice la difesa dei borghi fortificati. Nel 1474, quando il feudo era governato dagli Aragonesi, fu abolita la tassa sugli animali e furono riordinati i regolamenti  dei pascoli di Puglia. Fu allora che sviluppo della pastorizia transumante impresse un nuovo impulso all’economia di tutta la zona. Dal 1579 al 1743 le terre furono dei Medici e Santo Stefano divenne base operativa per il commercio della lana “Carfagna”; filato nero usato per confezionare le divise militari e i sai dei monaci. Prodotta in terra d'Abruzzo, lavorata in Toscana e venduta nell’intera Europa la preziosa lana fu la fortuna del borgo, che raggiunse in quegli anni il massimo dello splendore. Uno splendore testimoniato dalle pregevoli opere architettoniche giunte fino a noi. Accediamo attraverso la porta medicea che reca ancora lo stemma della nobile famiglia. Lasciata la porta alle nostre spalle ci troviamo immersi in un dedalo di scalinate, camminamenti coperti e archi che si intersecano tra edifici dove affacciano magnifiche bifore e loggiati fiabeschi. Il borgo, costruito in pietra bianca calcarea, è circondato da case unite a formare una cinta difensiva. Le stradine al suo interno conducono verso la Torre Medicea: una torre cilindrica Trecentesca crollata in seguito al sisma. Oggi solo un ponteggio che ne riproduce i volumi e gli ingombri. Nei pressi la Casa del Capitano, da cui si gode una splendida vista che spazia fino alla Majella.  Nella piazza principale il palazzo delle Logge, una delle residenze più importantioggi una delle dimore trasformate in albergo diffuso. Il santo che dà il nome al paese non poteva non avere una chiesa a lui dedicata. Costruita tra il XIV e XV secolo nel cimitero del paese è dedicata a Santo Stefano protomartire conserva una statua lignea del santo e una Madonna in terracotta del XVI sec. Colpita dal sisma del 2009 attualmente non è visitabile.

Dall’ultima tappa del nostro tour su due ruote ci separano solo  11 chilometri; le meta Calascio. Il borgo, asservito al castello sorge a 1200 metri di altitudine nel lato meridionale del massiccio del Gran Sasso, sotto la piana di Campo Imperatore. Il nucleo originario, adiacente al castello, venne abbandonato in seguito ai danni riportati con i terremoti del 1349/49 e del 1461 ed oggi conserva solo ruderi. La porzione posta più a valle fu abitata fino all’immediato dopoguerra. Nel 1985 il sito fu scelto come ambientazione del film "Lady Hawke" e sul'onda del successo alcune abitazioni furono recuperate come residenza estiva, altre convertite in strutture ricettive che oggi acolgono turisti da tutto il mondo. Anche noi raggiungiamo la Rocca, che svetta orgogliosa a 1450 metri di altezza, inerpicandoci per le stradine dove affacciano le caratteristiche case-torre; costruzioni in muratura che mostrano una piccola base e sviluppano in altezza per cinque o sei piani. Addossate une alle altre si arrampicano sull’erto pendio, intercalate da orti terrazzati, piazzette e scalinate. Si accedeva alla Rocca, probabilmente edificata dal re Ruggero d’Altavilla negli anni successivi alla conquista Normanna del 1140 al posto di una vecchia torre di avvistamento, da un’apertura sul lato orientale posta a cinque metri di altezza e raggiungibile tramite una rampa di legno poggiata su mensole di pietra, in origine retrattile. Nei secoli successivi fu feudo di diverse famiglie. Grazie alla posizione, che domina la valle del Tirino e l’altopiano di Navelli, la Rocca fu utilizzata a scopo difensivo e punto di osservazione militare, in comunicazione con altre torri e castelli vicini in una catena che arrivava fino all’Adriatico. Nel pieno del suo splendore mostrava un maschio centrale, più antico, e una cerchia muraria con merlature ghibelline che congiungeva quattro torri laterali. Le mura e le torri cilindrice poste ai quattro lati furono realizzate per volontà di Antonio Todeschini Piccolonimi cui re Ferdinando aveva concesso il feudo nel 1463. Dopo essere stata gravemente danneggiata dal terremoto del 1703 fu gradatamente abbandonata, fino agli interventi conservativi effettuati tra il 1986 e il 1989, che ne hanno consentito il recupero rendendo fruibile ai visitatori un meraviglioso luogo in cui perdersi tra Natura e storia. Mentre il Sole inizia la sua discesa prendiamo la via del ritorno, appagati del nostro viaggio tra storia e Natura ascoltiamo la canzone che Francesco Guccini ha dedicato alla Statale 17. (https://m.youtube.com/watch?v=a3cHjJ_u0RE)

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