• Maria Grazia Tiberii

Oggi la Compagnia dei Viaggiatori ti porta a ... Monte Sant’Angelo


#Overthemyworld🌏 Percorriamo lentamente la salita che si inerpica su un promontorio del Gargano, scorgendo a Ovest il Tavoliere e a Sud sul golfo di Manfredonia. La mirabile bellezza del paesaggio rende il luogo dimora perfetta per gli dei; non a caso sulla sommità del monte si trova un Santuario dedicato a San Michele Arcangelo oggi patrimonio Unesco.La magia che si sprigiona dai luoghi sacri sembra essere immutevole nel tempo, già due millenni or sono Strabone riferisce di un tempio dedicato al dio Calcante, mitico indovino sacerdote di Apollo, in una caverna calcarea sulla sommità del monte. I fedeli accorrevano in massa per ottenere i responsi, uno alla volta si addentravano nella grotta. Nell’attesa, offrivano sacrifici e trascorrevano le notti avvolti nelle pelli degli animali

sacrificati.


I luoghi sacri non vengono dimenticati, i vecchi dei lasciano posto ai nuovi che si inebriano dell’energia positiva che permea le dimore delle divinità.



L’Impero Romano si era ormai perso nella memoria e tra i monti del Gargano i

seguaci di Cristo avevano sconfitto il paganesimo quando un ricco signore di Siponto, mentre faceva pascolare i suoi armenti, vide il suo toro più bello svanire. Disperato lo cercò in ogni ripa scoscesa, in ogni anfratto. Dopo molte ore lo vide sulla cima del monte, inginocchiato sull’apertura di una spelonca. In preda all’ira scoccò una freccia che, miracolosamente, tornò in dietro e gli feri’ un piede. Turbato, il ricco signore riferì l’accaduto al vescovo che, dopo aver ascoltato attentamente il suo racconto, ordinò tre giorni di preghiera e penitenza.

Alla fine del terzo giorno apparve al vescovo un angelo che disse: “Io sono l’Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta; io stesso ne sono il vigile custode… Là dove di spalanca la roccia possono essere perdonati i peccati degli uomini… Quel che sarà qui chiesto nella preghiera sarà esaudito. Và, perciò, sulla montagna e dedica la grotta al culto cristiano”.


Di lì a poco la città di Siponto assediata da orde barbariche fu devastata. Era prossima alla resa quando il vescovo, ottenuta una tregua di tre giorni, rivolse la sua preghiera all’Arcangelo guerriero; San Michele che, essendo a capo  delle milizie celesti non poteva certo rimanere indifferente ai conflitti che minavano la pace della sua grotta.

Allo scadere del terzo giorno, puntuale, l’Angelo apparve e predisse la vittoria. In uno scontro che ebbe come codice fulmini e saette i cittadini sterminarono gli invasori, correva l'anno 492. 


Il 29 settembre del 493 finalmente tutto era pronto per consacrare la spelonca, il vescovo assieme a sette suoi colleghi pugliesi, scortati dal popolo in processione, si avviò verso il luogo sacro. Era una giornata caldissima, lungo il cammino alcune aquile seguirono i vescovi ad ali spiegate per ripararle dai raggi infuocati.

Giunti alla grotta i prelati scoprirono che qualcuno aveva eretto un rozzo altare, coperto da un pallio vermiglio e sormontato da una croce ... Si narra che ci fosse un’orma dell’Arcangelo Michele impressa nella roccia.


In seguito agli eventi miracolosi la grotta di Monte Sant’Angelo divenne meta di numerosi pellegrini, restano tracce di affreschi e un gran numero di iscrizioni murali a testimonianza della devozione all’Angelo guerriero.


Attorno al santuario furono erette “mansioni” per ospitare i pellegrini. Pian piano i semplici ripari si trasformarono in abitazioni e andarono a costituire il primitivo borgo.


Il Gargano, propaggine italiana più avanzata verso Oriente, dominava le regioni costiere dell’Adriatico e fu teatro di numerose lotte per ottenerne il controllo.

La prima descrizione del centro abitato risale alla fine del X secolo, si parla di un gruppo di case allineate a schiera nei pressi dell’ingresso del santuario.

Del borgo originario rimangono i resti delle fortificazioni del primo nucleo del castello, di epoca normanna.

Il santuario, che convogliava gli interessi delle diverse forze esistenti in Italia Meridionale, fu spesso teatro di assedi e battaglie.

In epoca longobarda, nel VII secolo dopo Cristo, divenne uno dei maggiori centri di pellegrinaggio in Europa.

Il culto dell’Arcangelo guerriero era particolarmente sentito dalle popolazioni del nord Europa, soprattutto i Normanni.


Fu Roberto il Guiscardo che, dopo aver cinto di mura la città, fece riedificare la parte più antica del castrum bizantino; la torre dei Giganti (di forma pentagonale, alta 18 metri e con mura spesse 3 metri).

Alla città ora confluivano i crociati in partenza o ritorno dalle guerre sante, su cui l’arcangelo guerriero esercitava un fascino indiscutibile. San Michele era anche invocato come guaritore, oltre a rivestire il ruolo di accompagnare i defunti al trono divino.

Si narra di un’acqua miracolosa “stilla”, che sgorgava dalle rocce della caverna, capace di guarire ogni malattia.


Tra il VI e il IX secolo sono state lasciate 175 iscrizioni sulle pareti del santuario, che nella seconda metà del 600 fu ristrutturato e ampliato dai duchi di Benevento.

Nel corso dei lavori fu abbattuto un setto roccioso che divideva la cavità in due per creare un unico grande ambiente al quale si accedeva da una scala monumentale.


Le leggende narrano che presso il castello di Monte Sant’ngelo sia stata imprigionata la contessa Bianca Lancia, ultima moglie di Federico II di Svevia, dall’imperatore estremamente geloso che l’accusa a di adulterio.

In realtà si hanno notizie della presenza di Federico II di Svevia in compagnia di Bianca; fu l’occasione di imponenti opere architettoniche di cui resta una splendida sala detta "la sala del Tesoro".

Forse in quel periodo fu generato Manfredi.


Gli Angiolini si servirono del castello come prigione di stato, probabilmente nel 1382 le sue mura osservarono impotenti l’assassinio della regina Giovanna.

Nei secoli successivi il castello subì varie dominazioni.

L’attuale aspetto risale agli anni tra il 1491 e il 1497, quando, il pericolo incombente delle invasioni turche e l’invenzione delle armi da fuoco, resero necessarie nuove strategie di difesa.

Nel 1656 l’Italia meridionale era funestata da una terribile pestilenza, l’arcivescovo Alfonso Puccinelli si raccomandò all’Arcangelo Michele con preghiere e digiuni, lasciò una supplica scritta, a nome di tutta la città, tra le mani della statua del santo.

L’alba del 22 settembre stava per illuminare il Monte mentre in una stanza del palazzo vescovile il vescovo era assorto in preghiera. Ad un tratto fu scosso da un terremoto prima di vedere San Michele avvolto da una luce abbagliante. L’angelo gli ordinò di benedire i sassi della sua grotta scolpendo su di essi il segno della croce e le lettere M. A. Chiunque avesse tenuto con devozione quelle pietre sarebbe stato immune dalla peste.

Ovviamente il vescovo fece esattamente ciò che gli era stato chiesto e la città fu salva, così come tutti coloro che avevano con se le sacre pietre, ovunque si trovassero.


Nel XVII secolo Monte Sant’Angelo divenne il centro più importante del Gargano ed il santuario ebbe un numero sempre maggiore di fedeli.

Il piazzale antistante l’ingresso alla basilica, nel corso dei secoli affollato di edifici, prese il nome di “Atrio della colonna” per la presenza di una colonna alla cui cima era la statua di San Michele. La statua venne rimossa nel 1885 in occasione della risistemazione della piazza.

Il Comune di Monte Sant’Angelo acquistò il castello nel 1907.






A quella che viene comunemente indicata come “Celeste Basilica”, in quanto non consacrata dagli uomini, ma dallo stesso Arcangelo, con decreto ufficiale della Chiesa è stato concesso “per sempre” il privilegio del perdono angelico. Dal 1997, infatti, i visitatori confessati e comunicati acquistano l’indulgenza plenaria recitando il Padre nostro e il Credo e pregando per il Papa.


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