• Maria Grazia Tiberii

Oggi la Compagnia dei Viaggiatori vi porta a ... Modigliana

Aggiornato il: 5 giu 2019


Percorrendo amene strade che si inerpicano sulle colline dell’Appennino Tosco-Emiliano raggiungiamo la nostra meta. Adagiata su una piccola valle dominata dai ruderi della roccaforte dei conti Guidi Modigliana mantiene intatto il fascino del suo glorioso passato.

Un passato che riemerge in reperti del neolitico e, successivamente, nella testimonianza di scambi commerciali a partire dal V secolo avanti Cristo, confermata dal ritrovamento di oggetti di foggia etrusca.


Nel III secolo arrivarono i Celti, popolazione fiera che non riusciva ad accettare il dilagante dominio di Roma. Dell’inevitabile scontro narra Tito Livio scrivendo che nei pressi del "Castrum Mutilum" la legione guidata da Caio Ampio subì una sconfitta. In seguito i Celti furono costretti a soccombere alla superiorità dell’esercito romano ma lasciarono impressa la loro cultura, ancora presente nel dialetto e negli usi. Fino a pochi decenni fa in Romagna il primo di novembre non si celebrava il giorno dei morti, vi erano dei festeggiamenti simili  ad Hallowen; protagoniste zucche svuotate che racchiudevano candele!


Forse Castrum Mutilum era sul monte Sion, dove ora si erge un convento dei Cappuccini che racchiude al suo interno un antico pozzo romano.


Dopo la caduta dei Celti la storia di Modigliana si perde tra le spire del tempo per riapparire solo nel lX secolo dopo Cristo, quando la città era parte integrante dell’Esarcato di Ravenna. La Rocca, nota come “Roccaccia” era della contessa Englarada che - sposando il conte toscano Tigrino - diede origine alla dinastia dei Guidi. Una delle più potenti famiglie della zona; un suo esponente, Guido Guerra, venne citato nella Divina Commedia.


A causa di dispute interne nel 1225 per il casato ebbe inizio un inesorabile declino; i quattro nipoti di Guido Guerra si divisero tra Guelfi e Ghibellini e, nel 1337, una sommossa capeggiata da Durante Doni portò alla cacciata della famiglia. La città si costituì in libero comune e si pose sotto la protezione di Firenze.


Finalmente la popolazione visse un periodo di pace che portò ad un notevole sviluppo economico, principalmente grazie alla lavorazione della seta.


Attraversiamo la porta principale del torrione della Tribuna, un edificio del XVI secolo, composto da due campaniletti e un’edicola contenente la statua della Madonna con Bambino, per accedere al nucleo storico con i suoi antichi caseggiati costruiti eaccanto ai ruscelli.

Siamo in una terra ricca di acqua, nel 1634 un’alluvione causata dall’innalzamento di diversi metri del fiume Ibola devastò Modigliana, per evitare successive catastrofi il letto del torrente venne deviato per confluire più a valle nel Tramazzo tramite un enorme squarcio della Riva chiamato la “Tagliata”.


Forti terremoti nel 1661 e 1781 danneggiarono gravemente l’abitato, per riparare gli edifici la popolazione usò anche materiali prelevati dalla Rocca che, indebolita, crollò trasformandosi nell’odierno rudere.

Dell’antica Pieve di Santo Stefano, il Duomo, oggi rimane solo la cripta. Consacrato da Papa Giulio II nel 1506 fu rimaneggiato nel 1764 quando venne ricostruito il campanile. Al suo interno numerose opere d’arte.


Nella seconda metà del Settecento i Casalini, proprietari di una villa cui si accedeva da un vecchio ponte romano distrutto dalle alluvioni, ersero sui suoi resti un caratteristico ponte a schiena d’asino, formato da tre archi con quello centrale assai ampio e alto.

La leggenda narra che la signora Casalini fece costruire il “Ponte della Signora” sul torrente Acerreta per poterlo attraversare senza scendere da cavallo e sporcare i lussuosi abiti. Una sera il cavallo scivolò facendo precipitare nel fiume la nobildonna, che non sopravvisse.

Da allora nelle notti di luna piena, all’una, appare sul ponte il suo fantasma, vestito di nero e con il viso insanguinato. Si dice che se qualcuno si trova a passare sul ponte mentre lo spettro è presente viene spinto fuori dal parapetto e scagliato nel torrente.



Attraverso un arco raggiungiamo la medievale Piazza Pretorio sulla quale affacciano diversi edifici storici tra i quali il Palazzo Pretorio, oggi sede della pinacoteca comunale Silvestro Lega.

L'edificio fu costruito nel Trecento, prima possesso dei Conti Guidi e, successivamente, sede del Podestà e Pretore fiorentino, inviato dalla città di Firenze ogni anno per l'amministrazione del paese.

Siamo incantati dalle atmosfere di questo borgo immerso nella natura e nella storia, a ogni passo si scorgiamo uno scorcio indimenticabile e ci addentriamo nel passato.

Abbiamo scelto di venire in settembre, la seconda domenica del mese, per godere di un’esperienza sensoriale unica. Un vero e proprio tuffo nell’Ottocento che rivive nella manifestazione “Tableau Vivants”. Le case, il cibo, le bevande vendute nei locali, gli abiti dei cittadini ... Modigliana fa da cornice ai quadri viventi di Silvestro Lega, allestiti in varie location, dove i figuranti ripropongono fedelmente gli atteggiamenti mirabilmente ritratti dal maestro.




Paseggiando scopriamo le storie di illustri patrioti che lottarono per la liberazione della Romagna dallo Stato Pontificio.


Nella casa ottocentesca di Don Giovanni Verità; parroco liberale intimo amico Silvestro Lega, maestro della pittura macchiaiola e - a sua volta - fervente liberale è stato allestito un museo dedicato al risorgimento. Il religioso aderì alla Carboneria nel 1830 e nel 1849 salvò Garibaldi braccato dagli austriaci. Avendo allestito una rete segreta di aiuto e protezione, la “Trafila” alla sua morte le gerarchie ecclesiastiche gli negarono funerali religiosi. Un’immensa folla di cittadini volle però tributargli i meritati onori.


Una sala del è dedicata a Pia Tassinari, uno dei più importanti soprani del Novecento. La Cantante di Modigliana si esibiva nei più prestigiosi teatri, dal Metropolitan di New York alla Scala di Milano.








Anche questo viaggio volge al termine ...

Saliamo sulla nostra "Macchina de tempo" per tornare nel traffico.

Arrivederci Modigliana.


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