• Maria Grazia Tiberii

Oggi la Compagnia dei Viaggiatori vi porta a … Rasiglia




#Overthemyworld🌍 Come in una favola … Un borgo perso nel tempo, celato dalle mille e mille goccioline che dalle sue cascate si irradiano nell’aria gorgogliando giocose. Un continuo fluire che dalla sorgente di Capovena segue la disposizione naturale - ad anfiteatro - del borgo asservito alla Rocca, che sovrasta le case addossate le une le altre.




Ci aggiriamo increduli tra i vicoli del paese, menzionato nelle "Carte di Sassovivo" agli inizi del XIII secolo. La curtis de Rasilia con la chiesa di San Pietro erano fiancheggiati dalla via della Spina, arteria strategica per i traffici commerciali tra Roma e la Marca Anconetana.


Nel XV secolo a difesa della strada vennero erette alcune fortificazioni, tra cui il castello dei Trinci - Signori di Foligno - che con la sua posizione strategica permetteva il controllo della valle del Menotre. Dell’imponente maniero non rimane che un tratto di mura con due torri difensive minori e il rudere del mastio.



Nella prima metà del Seicento Rasiglia perse gran parte della sua importanza militare. Fu allora che i cittadini iniziarono a sfruttare l’acqua edificando lungo il corso del fiume numerosi opifici: gualchiere, mulini a grano, lanifici e tintorie che eseguivano la lavorazione di stoffe pregiate.

Dopo la seconda guerra mondiale i lanifici si trasferirono in città e Rasiglia divenne un paese fantasma.

Oggi alcuni edifici sono stati ristrutturati ad uso abitativo. Altri, abbandonati, sembrano attendere il ritorno di un antico splendore.

Di recente è stata rimessa in funzione una piccola centrale idroelettrica, costruita prima del secondo conflitto mondiale. I pochi residenti gestiscono piccoli ristoranti e bar, gli artigiani vendono le loro creazioni ai turisti sempre più numerosi.

Passeggiare nel borgo senza tempo è sempre un’esperienza irripetibile ma … Noi torneremo nella notte tra il 9 e il 10 dicembre per vedere i grandi falò accesi in ricordo dei fuochi che, nel 1921, illuminarono la strada alla “Santa Casa” che in volo giunse a Loreto.

E poi il 26 dicembre o il 6 gennaio, quando tra le vie di Rasiglia un fantastico presepe vivente, ambientato agli inizi del Novecento, fa rivivere i mestieri che spingevano l’economia nel periodo di maggior splendore.

Non dimenticare di segnare sul calendario una giornata da dedicare alla “Piccola Venezia dell’Umbria”.

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