• Maria Grazia Tiberii

Oggi la Compagnia dei Viaggiatori vi porta a ... Saepinum


Area archeologica seeping, Campobasso.

Siamo arrivati nei pressi di uno dei “Borghi più belli d’Italia” attraversando i fitti boschi che si susseguono alle falde del massiccio del Matese. Ammiriamo l’incantevole valle attraversata dal fiume Tammaro e i profili delle case che si abbarbicano attorno al campanile, ma oggi la nostra meta è più remota ... La “Macchina del tempo” ci porta indietro nei millenni.


Ci troviamo in un’area attraversata da antichi sentieri impressi dal passaggio degli animali che ripetutamente transitavano nelle migrazioni stagionali, ancor prima che l’uomo iniziasse ad allevarli.

Successivamente i Sanniti usarono la zona per lo scambio di animali e merci; i romani la chiamarono “Sepio” ovvero "Recinto”. Nel IV secolo avanti Cristo il villaggio fortificato di Saipins, posto a 950 metri di altitudine controllava i traffici tra Apulia, Campania e Sannio e presidiava l’unica via di accesso che dalla pianura saliva verso i pascoli del Matese.

Nel corso della III guerra sannitica, nel 293 avanti Cristo, i romani assediarono ed espugnarono il forte; i superstiti abbandonarono il sito per trasferirsi a valle e Saipins divenne “Terravecchia”.




Per la nuova città fu scelto il punto di incrocio di due sentieri, che divennero il cardo e il decumano massimo. Il periodo di massimo splendore fu raggiunto in età imperiale quando la città si arricchì delle mirabili costruzioni che sono giunte fino a noi.


Saepinum è racchiusa da una cinta muraria rettangolare, in opera quasi reticolata, sulla quale si aprono quattro porte monumentali in corrispondenza con il cardo e il decumano. Lungo il perimetro una serie di torri a pianta circolare affiancate, nei punti più esposti, da due torri a pianta ottagonale.

La cinta muraria fu realizzata dai due figli adottivi di Augusto, Tiberio e Druso, la cui opera è ricordata dall’iscrizione posizionata sull’attico selle porte.




A ridosso delle mura, nel settore Nord, troviamo il teatro. Essendo rimaste interrate fini agli anni Settanta del secolo scorso l’orchestra e i primi due settori della cavea sono in buono stato di conservazione, la summa cavea è stata parzialmente inglobata in costruzioni rurali che hanno conservato il tracciato semicircolare. Oggi gli edifici ospitano un museo.

Dove il cardo incrocia il decumano una selva di colonne svetta verso il cielo, mute testimoni dello splendore della Basilica. Oltre il cardo il Foro, il luogo dedicato ai mercati e alla politica; una grande piazza rivestita in basolato circondata da edifici pubblici.

Alle spalle della basilica troviamo il mercato alimentare, macellum, con accesso sul decumano.






Percorrendo il decumano ci imbattiamo in un quartiere residenziale, sul fronte porticato una serie di botteghe e sul retro stanze che si aprono su cortili comuni.



La città vantava tre complessi termali, gli archeologi hanno scavato una buona porzione di quello nei pressi di Porta Boiano, a Nord-Ovest.

Ammiriamo la successione delle vasche per i bagni caldi, tiepidi o freddi e l’impianto di riscaldamento sollevato sui sospensori costituito da condotti dove circolava aria calda.







Oltre porta Boiano una delle necropoli, un’altra è dopo porta Benevento, lungo il tratturo. Sono ancora visibili alcuni monumenti funerari.


Alla caduta dell’Impero Romano Saepinum fu invasa dai Goti, successivamente fu annessa al ducato di Benevento. In seguito alle scorrerie dei Saraceni la popolazione preferì arroccarsi in zone più sicure e lentamente prese forma l’attuale Sepino.


La giornata volge al termine, lasciamo la Roma Imperiale per tornare alla nostra consueta modernità.


www.archeologicamolise.beniculturali.it






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