• Maria Grazia Tiberii

Oggi la compagnia dei Viaggiatori vi porta a ... Siracusa


"Ti sovvien della bella Doriese nomata Siracusa nell'effigie d'oro cò suoi delfini e i suoi cavalli, serto del mare?" Gabriele D’Annunzio, L’Oleandro

 Oggi la compagnia dei viaggiatori è arrivata a Siracusa.



La parola sicula Svrakaabbondanza d’acqua”, che ha dato il nome a Siracusa, evoca la presenza di diversi corsi d’acqua e di una zona paludosa. Sia in lingua greca che in latino il nome è al plurale, Syracusae. La città fu fondata nel 734 da un nobile di Corinto, Archia e divenne in pochi anni una pentapoli con un nucleo originale - costituito dall’isola di Ortigia - al quale si aggiunsero altri quattro nuclei: Acradina, Tiche, Neàpoli ed Epipoli.

Cadde ben presto in mano ai tiranni in lotta con Atene e Cartagine, in seguito fu dominata dai romani. Cicerone la definiva “la più grande e bella di tutte le città greche”, oggi è patrimonio dell’UNESCO. In seguito fu occupata dai Barbari, dai Bizantini, dagli Arabi e dai Normanni.

Giace de la Sicania al golfo avanti un’isoletta che a Plemirioondoso è posta incontro, e dagli antichi è detta per nome Ortigia …”

Così parlava Virgilio nell’Eneide dell’Isola di Ortigia: l’insediamento più antico di Siracusa. Passeggiando per le sue stradine assaporiamo un’atmosfera che sembra essere sospesa tra medioevo e barocco.


Ortigia è collegata alla terraferma da tre ponti, uno, il Ponte nuovo, appare come prolungamento di una delle vie principali della città: Corso Umberto I. Lo attraversiamo ammirando, a destra e sinistra, il mare trapunto da una miriade di barche colorate. Alle spalle, sulla destra, un palazzo in stile neogotico con intonaco rosso e bifore; è la dimora del poeta e scrittore Antonio Cardile (1883-1951).

Accediamo alla città dalla Porta Marina e posiamo i piedi sul Passeggio Adorno. Ad un tratto l’atmosfera è più pacata, a destra il mare e, sulla sinistra le antiche mura spagnole: memoria della fortificazione che ha protetto la città fino al 1.800.

La strada conduce ad una terrazza sul mare costruita attorno alla Fonte Arethusa, una sorgente di acqua dolce che ebbe un ruolo determinante per l’insediamento dei primi abitanti Si narra che Arethusa, ninfa di Diana, fosse perseguitata dall’amore del cacciatore Alfeo. Disperata chiese aiuto alla dea, che la aiutò a fuggire lungo una via sotterranea. Raggiunta l’isola di Ortigia la ninfa si trasformò in fonte. Alfeo non si arrese: si mutò in fiume sotterraneo, attraversò lo Ionio e raggiunse Oritgia, per mescolare le sue acque a quelle di Arethusa. Oggi nella fonte, tra papiri e palme, nuotano anitre e papere.

Siracusa è celebre per il suo papiro, sembra che la pianta sia stata importata dall’Egitto intorno al 250 a.C. o, forse, sono stati gli arabi a portarla dopo la conquista dell’Isola. Forse potrebbe semplicemente essere una pianta autoctona. In passato il papiro siracusano era apprezzato per i documenti, oggi l’Istituto Internazionale del Papiro mantiene la memoria dell’antica lavorazione.

Riprendiamo il cammino ed arrivimo alla punta estrema dell’isola dove si erge il castello Maniace. E’ una fortezza in pietra arenaria costruita da Federico II di svevia nella I metà del XIII secolo. Il suo nome è quello del generale bizantino Giorgio Maniace che nel 1038 cercò di sottrarre Ortigia agli Arabi fortificando l’isola. Proseguendo si raggiunge la riviera di Levante e si può arrivare al Belvedere San Giacomo, antico baluardo difensivo da dove si gode della vista su Siracusa.

Il tempo a nostra disposizione non è molto, decidiamo di tornare sui nostri passi e ci inoltriamo nel cuore dell’isola.

Assaporiamo un caffè su un tavolino in Piazza duomo.

Siamo estasiati dallo splendore dei suoi edifici. Con le prime ombre della sera abbiamo la fortuna di ammirare uno spettacolo imprevisto. I palazzi barocchi si illuminano di mille luci e la piazza appare un gioiello. Il Duomo affonda le sue radici in un luogo di culto millenario. Nel VI secolo a.C. gli antichi edificarono il Tempio di Atena nello spazio dedicato agli dei da tempo immemore. Fu innalzato con i proventi della vittoria riportata ad Himera suicartaginesi (480 a.C.). Nel VII secolo il tempio venne inglobato in un edificio cristano, furono innalzati muri per chiudere lo spazio tra le colonne, ed aperte otto arcate nella cella centrale per permettere il passaggio alle due navate laterali. Le imponenti colonne doriche sono ancora visibili sul lato sinistro della chiesa, sia all’esterno che all’interno. Forse fu anche moschea durante la dominazione araba, ceramente rimaneggiata in epoca normanna. Il terremoto del 1.693 causò il crollo della facciata che venne riedificata in forme barocche nel XVIII secolo.





La giornata è ormai finita. Prima di addormentarci usciamo sul balconcino dello splendido Hotel ed ammiriamo lo spettacolo del golfo.


La colazione, deliziosa, si consuma all’ultimo piano dell’Hotel; c’è una vista mozzafiato!



Lo splendore della città ci ha spinto ad alzarci molto presto.

Passeggiamo per Ortigia nella luce del mattino ed ammiriamo i suoi splendidi palazzi barocchi. Furono edificati dopo il disastroso terremoto del 1.693, quando la città visse un risorgimento architettonico grazie al sostegno delle famiglie nobiliari.




La straordinaria conservazione è dovuta anche al fatto che nell’ottocento e nel novecento la città si era assopita. Uno dei pochi monumenti di quegli anni è la Fontana di Artemide, che abbellisce l’odierna Piazza Archimede. Dalla piazza si accede ad una delle vie più antiche, via della Maestranza, ovviamente le abitazioni sono tutte di aspetto barocco!













Oggi vogliamo visitare la terraferma ma, prima diattraversare uno dei tre ponti che la congiungono all’Isola ci fermiamo ad ammirare i ruderi del Tempio di Apollo. E’ il più antico tempio dorico della Sicilia, fu costruito nel VI secolo a.C. Agli antichi era ben nota l’arte del riciclo: fu trasformato in chiesa bizantina e poi in moschea. Infine fu nuovamente chiesa in epoca normanna. Ammiriamo i resti delle colonne del peristilio ed una parte del muro del recinto sacro. Un portale testimonia il tempo in cui fu chiesa cattolica.


Poco lontano una folla colorata anima il mercato del pesce. La pesca è la principale risorsa cittadina. Dobbiamo attendere ancora qualche ora per assaporare il gusto del pescato in un delizioso ristorantino.

Lasciata Ortigia ci troviamo nella parte più moderna di Siracusa, passeggiamo fino a raggiungere il parco archeologico di Neapolis. Ad un tratto ci troviamo a camminare sulle orme dei greci.


Il teatro greco è uno dei più imponenti dell’antichità. La cavea è stata scavata nella pietra sfruttando la naturale pendenza del colle Temenite, intorno al V secolo a.C. Il teatro venne modificato da Ierone II nel III secolo a.C. e poi adattato, in epoca romana, per giochi d’acqua e combattimenti tra gladiatori; prima della costruzione dell’anfiteatro. Gli spagnoli, più tardi, vi impiantarono mulini ad acqua!

Alle spalle della cavea vi è la Grotta del Ninfeo e sulla sinistrasi apre la Via dei sepolcri. Nelle pareti che la fiancheggiano sono scavati ipogei di epoca bizantina e nicchie votive nelle quali venivano depositate offerte. Nell'antico teatro ogni anno, in giugno, vengono messi in scena spettacoli greci e latini. E’ straordinario pensare che in diversi millenni i “sapiens” non siano riusciti a trovare soluzione migliore per le rappresentazioni: non vi sembra di essere in uno stadio? L’acustica è addirittura ineguagliabile, dall’ultima gradinata è possibile udire e parole sussurrate da chi si trova al centro della scena, provate!


Scene da una commedia


Lasciamo il teatro e raggiungiamo la “Latomia del Paradiso”; un delizioso giardino ricco di aranci, palme e magnolie.

Le latomie (unione di due termini greci: litospietra– e temnostaglio-) sono le antiche cave dalle quali venivano ricavati i blocchi di pietra calcarea per la costruzione di edifici pubblici e dimore. Per estrarre la pietra si incidevano delle fenditure nelle quali si inserivano cunei di legno che, una volta bagnati, aumentavano di volume spaccando la pietra. La pietra più compatta si trovava in profondità, vi si arrivavaattraverso l’apertura di grotte sempre più imponenti. Per sostenere le volte venivano lasciati dei pilastri ricavati nella stessa roccia.

Terminata l’estrazione le grotte venivano usate come prigioni,come riferisce Cicerone nelle “Verrine”.  In epoche successive vennero utilizzate per cerimonie funebri, come rifugio ed infine adibite ad aree coltivabili.

La “Latomia del Paradiso” è la più suggestiva. Al suointerno ci fermiamo ad ammirare l’ ”Orecchio di Dionisio”. Fu

Caravaggio, nel corso del suo viaggio in Sicilia agli inizi del ‘600, ad assegnare il nome alla grotta, a causa del suo aspetto simile ad un padiglione auricolare. Il pittore rimase affascinato dalla leggenda che narrava di come Dionisio il Vecchio potesse, grazie all’eccezionale eco, ascoltare non visto i suoi nemici. L’acustica della grotta è davvero eccezionale, provate a cimentarvi nel canto!

Una volta terminata l’estrazione la grotta fu forse adibita a prigione, come tutte le altre latomie, ma c’è chi sostiene che venisse utilizzata dal coro per gli spettacoli nel vicino teatro.


Abbandoniamo l’area greca passando davanti a quello che una volta era un immenso altare eretto nel III secolo a.C. dal Tiranno Ierone II per i sacrifici pubblici, e ci Siracusa è nota per i suoi tiranni. Il primo fu Gelone, che da gela estese il suo dominio sulla città nel 485 a.C., causando, con le sue mire espansionistiche, l’ostilità dei cartaginesi. Forse il più famoso fu Dionisio il Vecchio (405-367). Astuto stratega basò il suo governo sul consenso popolare, ottenuto attraverso regali e favori;non c’è mai nulla di nuovo sotto i sole! L’ultimo dei tiranni fu Ierone II; nel 212 la città fu conquistata dai romani. L’anfiteatro fu costruito in epoca imperiale, come i predecessori greci anche i romani  sfruttarono la conformazione del terreno, che permise di ricavare metà della cavea direttamente nella roccia. L’altro emiciclo fu realizzato con grossi conci di pietra, riutilizzati nelle epoche successive. Si possono distinguere due ingressi, a Sud e Nord. Al centro si trova un vano rettangolare: era lo spazio destinato ai macchinari scenici. Di fronte all’ingresso ammiriamo la chiesetta preromanica di san Nicolò dei Cordari, accanto alla piscina utilizzata per allagare l’anfiteatro in occasione delle naumachie, e per pulire l’arena al termine dei combattimenti tra gladiatori e belve feroci.

Lasciamo il parco archeologico per andare all’immancabile“Tomba di Archimede”. In realtà è parte di una necropoli romana, ed è visibile solo dalla strada. Della vita del celebre matematico siracusano (nato nel 287 a.C.) non si hanno notizie certe. La leggenda vuole che fosse così distratto ed assorto nei suoi studi da dimenticare persino di bere e mangiare. Nella vasca da bagno, dove pare fosse trascinato a forza dai servi, scoprì il principio che lo rese famoso. Raggiante si alzò di scatto e uscì di casa urlando: “Eureka”. Studiò aritmetica, geometria, fisica, astronomia ed ingegneria. Inventò la “Coclea” (vite di Archimede),un cilindro contenente una superficie elicoidale. Per non parlare della “ruota dentata”, le “sfere celesti” e gli “specchi ustori”. L’ultima invenzione è la più famosa, si tratta di un gioco di lenti e specchi con i quali Archimede sarebbe riuscito ad incendiare la flotta romana. I romani conquistarono comunque Siracusa; si narra che Archimede, immerso nei suoi calcoli, non si accorse dell’arrivo di un soldato che lo trafisse a morte con la spada.

Non abbiamo tempo per vedere le altre innumerevoli meraviglie di Siracusa. I dintorni sono colmi di scorci mozzafiato e splendide chiese.

Facciamo una breve visita solo al Santuario della Madonna delle Lacrime. La sua struttura conica, in cemento armato, con un diametro alla base di 80 metri ed un’altezza di 74 metri domina la città. Fu eretto nel 1.953 dopo la prodigiosa lacrimazione di un quadro della Madonna ed oggi è meta di numerosi fedeli.

La vacanza volge al termine, lasciamo Siracusa per recarci all’aeroporto di Catania. L’Etna ammantato di neve emette un pennacchio che si staglia nella foschia. Peccato, se la visibilità fosse migliore sarebbe uno spettacolo straordinario.

Ad un tratto le splendide campagne che digradano verso il mare sono deturpate da insediamenti industriali, a perdita d’occhio. L’economia di Siracusa è basata sulla raffinazione del petrolio, attività che ha fornito un gran numero di posti di lavoro, ma ha irrimediabilmente devastato il territorio. Oggi il settore è in crisi e la città sta cercando di operare una riconversione puntando sulla sua ricca storia per incrementare il turismo.

Lasciandoci alle spalle il polo petrolchimico ci inoltriamo nella splendida campagna ricca di agrumeti ed assaporiamo le dolcissime arance ai piedi dell’Etna.

Arrivederci Siracusa.


8 visualizzazioni

Storie di viaggio, ricette dal mondo, maglia e cucito, curarsi con le erbe ed altro ancora ...

  • Facebook Social Icon
  • Google+ Social Icon
  • Pinterest Social Icon
  • Facebook Icona sociale
  • Instagram Icona sociale