• Maria Grazia Tiberii

Oggi la Compagnia dei Viaggiatori vi porta a ... Termoli



#Overthemyworld🌍 Sulla sommità di un promontorio a picco sull’Adriatico percorriamo i suggestivi vicoli della suggestiva cittadella fortificata che oggi è il centro storico della città di Termoli.
Le origini del nome sono avvolte dal mistero, tra presunte derivazioni greche che rimandano la desinenza “li” alla parola greca “polis” e assonanze con il nome latino “Terminus” ovvero “Terra di confine”.
Non manca chi narra di sorgenti di acque termali scomparse in seguito a violenti terremoti o chi pensa che il nucleo originale fosse posto “Inter amnes” ovvero tra i due corsi d’acqua Sinarca e Biferno.

Nel territorio che calpestiamo i Frentani fondarono importanti città, ma nessuna traccia conduce a Termoli. Gli storici ritengono che il primo nucleo sia stato costituito nel 412 dopo Cristo, dopo all’attacco dei Goti, da popolazioni in fuga da Cliterniola. In ricordo del luogo di origine il nuovo centro fu chiamato Tornola.

Nel 567 dopo Cristo i Longobardi fondarono il Ducato di Benevento e proclamarono Termoli, posta in luogo strategico per la difesa costiera, capoluogo di Contea. Il borgo fu munito di mura, di un torrione e di otto torrette merlate.


Tra le tante ipotesi si fa largo quella che vorrebbe far risalire il nome della città a “Termolitus” dal latino “tres moles”, fortezze, torri. Ma al principio del V secolo esisteva nel sito solo la torre di Termule , posta a osservazione sulla Marina.


Dopo i Longobardi giunsero i Carolingi e dall’801 al 1030 Termoli fu possedimento del Regno delle Due Sicilie, governato dai Normanni poi dagli Svevi che ricostruirono e ampliarono cinta muraria e castello. L’imperatore Federico volle che ogni lunedì entro le mura vi fosse un importante mercato.


Nel punto più alto del borgo fu eretta la cattedrale (XII o XIII secolo) in stile romanico. Come spesso accade fu sovrapposta a una chiesa più antica che a sua volta sorgeva sui resti di un tempio romano dedicato a Castore e Polluce.

Della vecchia chiesa, gravemente compromessa da due terremoti, resta un mosaico pavimentale.

La nuova cattedrale fu suddivisa in tre navate da pilastri cruciformi e presenta una copertura a capriate nella navata centrale e volte a crociera in quelle laterali.

Dopo essere stata devastata da saccheggi e calamità naturali, a metà del XVIII secolo, subì una trasformazione barocca rimossa negli anni Trenta del Novecento quando vennero alla luce i mosaici.


A dominare il Borgo Antico il Castello Svevo, imponente costruzione in pietra calcarea e arenaria edificata nei pressi di una torre longobarda. Di epoca Normanna deve il suo nome ai lavori di ricostruzione e restaurazione voluti da Federico II di Svevia nel 1240.

Nel 1456, in seguito ai danni causati da un sisma, Ferdinando I d’Aragona ricostruì l’edificio adattandolo alle nuove tecniche di costruzione e alle esigenze di guerra. Il castello era difeso da una robusta cinta muraria nella quale erano inserite le torri cilindriche, possiamo ancora ammirare quella posta prima dell’arcata di ingresso al borgo.


Nel 1556 le truppe ottomane di Piyale Paşa invasero e saccheggiarono le coste di Puglia, Molise e Abruzzo. La popolazione di Termoli, allertata, si rifugiò nei territori limitrofi portando via gli oggetti più preziosi. I Turchi per punizione incendiarono il borgo che, fino al 1779, fu saccheggiato in ripetute invasioni.


L’incendio del 1556 rivive la notte del 15 agosto con una rievocazione storica è uno spettacolo pirotecnico.


Accanto alla cattedrale sorge il Palazzo Vescovile, riedificato dopo l’incendio vanta un portale in pietra scolpita sormontato dallo stemma della diocesi. Accanto un palazzetto con lo stemma pastorale, la casa del vescovo.


La città di Termoli rimase racchiusa entro le antiche mura fino al 1847 quando re Ferdinando II di Borbone diede l'autorizzazione a costruire anche all'esterno. Il sovrano fece tracciare due strade tra loro ortogonali attorno alle quali si è sviluppata la città moderna.


Oggi Termoli ha mantenuto la sua storica vocazione marinara affiancandola al turismo balneare e culturale.

Oltre alla caratteristica pesca a strascico, dalla metà dell’Ottocento del secolo scorso, i pescatori usavano i “Trabucchi”, imponenti costruzioni in legno costituite da una piattaforma protesa sul mare ancorata alla roccia da grossi tronchi. Dalla piattaforma lunghi bracci detti antenne, sospesi a qualche metro dall’acqua, sostengono un'enorme rete a maglie strette detta trabocchetto.


Queste antiche macchine da pesca, tipiche delle coste garganiche, molisane e abruzzesi, sono tutelate come patrimonio monumentale della Costa dei Trabocchi (Abruzzo) e del parco nazionale del Gargano (Puglia).

Dal porto di Termoli è possibile imbarcarsi per raggiungere un piccolo gioiello in mezzo al mare; le Isole Tremiti ... Ma questa è un’altra storia.


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